associazione per la storia dei vigili del fuoco

 
   

Umanità nella tragedia.

I Vigili del Fuoco nella Seconda Guerra Mondiale

   
   

L'ORGANIZZAZIONE

   

 

   

di Michele Sforza

   

 

 

Da pochi mesi i Vigili del Fuoco erano riuniti nel nuovo Corpo Nazionale.

Alla nostra dichiarazione di guerra dell’11 giugno 1940 a Francia e Gran Bretagna, gli inglesi reagirono con una tempestività sorprendente, tanto da bombardare Torino e Genova a sole ventiquattr'ore dall'inizio ufficiale del conflitto. Quell'incursione della notte tra l’11 e il 12 giugno, seppur blanda per via delle poche bombe sganciate sulle due città, ridimensionò precipitosamente i sogni della tanta sbandierata “guerra lampo”.

I morti - 17 solo a Torino - erano lì tra le macerie a scuotere tutti, a confermare che quella non sarebbe stata una guerra facile, sebbene gli illusori quanto roboanti proclami dei mesi precedenti, avessero disegnato un ottimale scenario militare della nostra nazione. Nella realtà la nostra capacità bellica e la situazione economica erano ben distanti dalle effettive esigenze di una guerra troppo sottovalutata. Ma questa ormai è storia; Mussolini suggestionato dalla rapidità della conclusione del conflitto, sbagliò del tutto i suoi calcoli.

Le bombe dell’11 giugno diedero uno scossone a tutte le strutture preposte alla difesa civile come l’U.N.P.A. e la P.A.A., ma non solo; anche i vigili del fuoco, colti di sorpresa, dovettero fare i conti con gli effetti di una situazione sottovalutata e inaspettata, tanto che si rese necessario richiamare in gran fretta un alto numero di vigili del fuoco volontari.

Intanto la situazione sociale per la precarietà del vivere sotto molti aspetti, scivolava sempre più verso l’aperta ribellione al regime. Gli effetti disastrosi della guerra si manifestavano in tutte le direzioni, non ne furono risparmiati anche i vigili del fuoco che forse più di altri, per il tipo di ruolo svolto, accusavano le enormi difficoltà del momento.

Il soccorso doveva essere portato a tutti i costi!

Nuovi distaccamenti furono istituiti soprattutto a Torino, mentre in provincia molti distaccamenti preesistenti ma volontari, divennero a servizio continuativo attraverso la mobilitazione di tutto il personale appartenente.

La prima incursione su Torino, quella della notte del 12 giugno 1940, che lambì di pochissimi metri la Caserma Centrale, pose subito la necessità di decentrare ulteriormente le sedi di soccorso verso la cintura e la provincia, alfine di evitare o per lo meno limitare il loro coinvolgimento nei bombardamenti aerei.

Vennero istituiti dei “Posti di Prevenzione”, piccoli presidi dislocati presso le più importanti sedi di istituzioni politiche ed economiche cittadine come la Regia Prefettura e la Banca d’Italia, nonché presso importanti edifici storici come il Palazzo Reale, il Palazzo Madama e il Palazzo Chiablese.

Per la protezione delle delicate e vitali attrezzature come i centralini telefonici e le stazioni Radio Trasmittenti, la cui integrità era indispensabile per poter garantire la continuità del soccorso anche durante i bombardamenti, vennero predisposti dei rifugi antiaerei e delle opere murarie di rinforzo nella Caserma Centrale. Anche per la protezione del personale di soccorso vennero predisposti dei rifugi. Ne furono costruiti sei, tutti ad opera degli stessi vigili, dislocati presso la Caserma Centrale, i distaccamenti del Lingotto e di Pinerolo, e presso i distaccamenti di guerra Rebaudengo, Lucento e Ghidini. Il più grande, tuttora esistente presso la ex Caserma Centrale di Porta Palazzo, aveva uno sviluppo di 153,50 metri lineari ad una profondità di dieci-dodici metri. Vennero costruiti tutti con caratteristiche antibomba le cui pareti e volte avevano uno spessore di 25 cm. fra mattoni e calcestruzzo.

Per la costruzione di un rifugio di circa 50 metri lineari (Lingotto, Ghidini, Pinerolo, Rebaudengo e Lucento) occorrevano in media dai 20 ai 30 metri cubi di legname, dai 20.000 ai 26.000 “mattoni forti”, e dai 120 ai 500 quintali tra cemento e calce. Il costo si aggirava da un minimo di £. 45.000 per il rifugio del Ghidini ad un massimo di £. 70.000 per quello del Lingotto.

I progetti relativi furono curati dagli ufficiali: Ing. Sala e Geometri Cruto, Borghesio e Testanera, del Comando di Torino. Mentre i lavori di scavo e di edificazione come è stato detto, vennero eseguiti da un ristretto gruppo di vigili del fuoco specializzati negli scavi di pozzi e di gallerie. Oggi ciò che rimane del rifugio della Caserma Centrale, ridotto nella sua lunghezza a causa dei lavori per la costruzione di un edificio, presenta ancora un ottimo stato di conservazione, segno evidente della buona qualità dei materiali ma soprattutto dell’esecuzione dei lavori. I lavori di costruzione durarono circa quattro mesi, da febbraio a maggio del 1943.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
     
     
   

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