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associazione per la storia dei vigili del fuoco |
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Il caporale Giuseppe Robino e il libro "Cuore" |
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di Michele Sforza |
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E mio padre mi disse, mentre giravan per le stanze: - Enrico, ecco un tema per la tua composizione: i pompieri. Provati un po’ a scrivere quello che ti racconto. Io li vidi all’opera due anni fa, una sera che uscivo dal teatro Balbo, a notte avanzata. Entrando in via Roma, vidi una luce insolita, e un’onda di gente che accorreva; una casa era in fuoco: lingue di fiamma e nuvoli di fumo rompevan dalle finestre e dal tetto; uomini e donne apparivano ai davanzali e sparivano gettando grida disperate; c’era gran tumulto davanti al portone; la folla gridava: «Brucian vivi! Soccorso! I Pompieri!» Arrivò in quel punto una carrozza, ne saltaron fuori quattro pompieri, i primi che s’eran trovati al Municipio, e si slanciarono dentro alla casa. Erano appena entrati, che si vide una cosa orrenda; una donna s'affacciò urlando a una finestra del terzo piano, s’afferrò alla ringhiera, la scavalcò, e rimase afferrata così, quasi sospesa nel vuoto, con la schiena in fuori, curva sotto il fumo e le fiamme che fugendo dalla stanza le lambivano quasi la testa. La folla gettò un grido di raccapriccio. I pompieri, arrestati per isbaglio al secondo piano dagli inquilini atterriti, avevan già sfondato un muro e s’eran precipitati in una camera; quando cento grida l’avvertirono: «Al terzo piano! Al terzo piano!» Volarono al terzo piano. Qui era un rovinio d’inferno: travi di tetto che crollavano, corridoi pieni di fiamme, un fumo che soffocava. Per arrivare alle stanze dov’eran gli inquilini rinchiusi non restava altra via che passar pel tetto. Si lanciarono subito su, e un minuto dopo si vide come un fantasma nero saltar sui coppi, tra il fumo. Era il caporale arrivato per primo. Ma per andare dalla parte del tetto che corrispondeva al quartierino chiuso dal fuoco, gli bisognava passare sopra un ristrettissimo spazio compreso tra un abbaino e la grondaia; tutto il resto fiammeggiava, e quel piccolo tratto era coperto di neve e di ghiaccio, e non c'’ra dove aggrapparsi. «E’ impossibile che passi!» Gridava la folla di sotto. Il caporale s’avanzò sull’orlo del tetto: - tutti rabbrividirono, e stettero a guardar col respiro sospeso: - passò – un immenso evviva salì al cielo.
All’improvviso si vide apparire alla finestra della ringhiera la figura nera del caporale, illuminata di sopra in giù dalle fiamme; - la donna gli s’avvinghiò al collo: - egli l’afferrò alla vita con tutt’e due le braccia, la tirò su, la depose dentro alla stanza. La folla mise un grido di mille voci, che coprì il fracasso dell’incendio. Ma e gli altri? E discendere? La scala, appoggiata al tetto davanti a un’altra finestra, distava dal davanzale un buon tratto. Come avrebbe potuto attaccarvisi? Mentre questo si diceva, uno dei pompieri si fece fuori della finestra, mise il piede destro sul davanzale e il sinistro sulla scala, e così ritto per aria, abbracciati ad uno ad uno gli inquilini, che gli altri gli porgevan di dentro, li porse a un compagno, ch'’ra salito su dalla via, e che, attaccatili bene ai pioli, li fece scendere, l'’n dopo l'’ltro, aiutati da altri pompieri di sotto. Passò prima la donna della ringhiera, poi una bimba, un’altra donna, un vecchio. Tutti eran salvi. Dopo il vecchio scesero i pompieri rimasti dentro; ultimo a scendere fu il caporale, che era stato il primo ad accorrere. La folla li accolse tutti con uno scoppio d’applausi; ma quando comparve l’ultimo, l’avanguardia dei salvatori, quello che aveva affrontato innanzi agli altri l'’bbisso, quello che sarebbe morto, se uno avesse dovuto morire, la folla lo salutò come un trionfatore, gridando e stendendo le braccia con uno slancio affettuoso d'’mmirazione e di gratitudine, e in pochi momenti il suo nome oscuro - Giuseppe Robbino - suonò su mille bocche ... Hai capito?Quello è coraggio del cuore, che non ragiona, che non vacilla, che va diritto fulmineo dove sente il grido di chi muore. Io ti condurrò un giorno agli esercizi dei pompieri, e ti farò vedere il caporale Robbino; perchè saresti molto contento di conoscerlo, non è vero? Risposi di sì. - Eccolo qua, - disse mio padre. Io mi voltai di scatto. I due pompieri, terminata la visita, attraversavan la stanza per uscire. Mio padre m’accennò il più piccolo, che aveva i galloni, e mi disse: - Stringi la mano al caporale Robbino. Il caporale si fermò e mi porse la mano, sorridendo: io gliela strinsi; egli mi fece un saluto ed uscì. - E ricordatene bene, - disse mio padre – perchè delle migliaia delle mani che stringerai nella vita, non ce ne saranno forse dieci che valgan la sua.
Il 29 maggio del 1880 il caporale Giuseppe Robino venne decorato della Medaglia d’Argento al Valor Civile. |
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