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associazione per la storia dei vigili del fuoco |
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| Nascita ed evoluzione del servizio antincendio della Città di Torino | ||
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le pompe a mano |
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di Michele Sforza |
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Erano certamente delle macchine idrauliche ancora difettose che spesso spingevano chi era preposto alla salvaguardia delle città dal fuoco, a preferire le solite secchie, scale e ramponi. Solo nel 1675 si incominciarono ad affacciarsi delle macchine munite di camere d’aria collegate alla pompa, in grado di aspirare l’acqua da una qualunque fonte, pozzi, canali irrigui, ecc. Questo fu possibile grazie anche all’introduzione dei tubi di mandata, precursori delle attuali manichette da incendio. Inizialmente erano in cuoio e avevano una lunghezza massima di 15 metri con raccordi in ottone. I primi ad introdurle furono i fratelli Giovanni e Nicola Van der Heide di Amsterdam nel 1572.
A questa pompa ne seguirono altre ma tutte rimasero sostanzialmente immutate, se non nei dettagli costruttivi. Solo a partire dal 1840 vi furono delle vere innovazioni che permisero la riduzione dello sforzo umano, sia nella manovra, sia nel trasporto sui luoghi del sinistro. Nel 1688 il Comune di Torino deliberò l’acquisto di una macchina per «schiggi», nel piemontese antico si dice di qualcosa che «schizza, spruzza acqua o simile in qualche luogo». La Congregazione […] per oltre propone come per il rimedio che la città deve in occasione che s’accende il fuoco in qualche parte di essa non sarebbe male di far venire una persona tedesca qual ha ritrovato ingegno per quale si getta acqua ben in alto, in grande quantità, e cossì appiccia il fuoco in qualche parte d’una casa nella sommità dalla terra senza portarci acqua quella con detto ingegno può gettarle, e cossì estinguere il fuoco in quella parte che non si può andare con la persona, e non sarebbe male di farlo venire, e procurar di metterlo in esseguir. (Verbale del Consiglio Comunale del 18 giugno 1668).
Nel caso che gli incendi avvenissero di notte, i primi ad essere avvertiti dovevano essere i panettieri o i fornai, perché questi, essendo sempre svegli, ricevuta la notizia avrebbero avvertito immediatamente le autorità preposte alla difesa dagli incendi. Tuttavia questi sforzi non garantivano ancora una buona protezione dagli incendi. Nonostante la buona volontà dei pompieri e dei loro ufficiali la tempestività del soccorso era ancora un desiderio troppo lontano dal realizzarsi.
Al manifestarsi di un
incendio l’avviso per il soccorso dei pompieri generalmente veniva dato da
una guardia comunale e questi al trombettiere che doveva poi, sia di giorno,
sia di notte, recarsi presso i luoghi di lavoro o presso le abitazioni dei
pompieri per avvertirli della chiamata, non essendo questi accasermati. Tutto questo richiedeva tempi lunghissimi e la popolazione non sempre accoglieva con riconoscenza l’arrivo del drappello dei pompieri, pur riconoscendogli lo sforzo e l’impegno. Questi arrivavano stanchi e trafelati a causa del faticoso trasporto a spinta delle pompe a mano, in quanto all’epoca il traino, lungi ancora dal farlo con gli animali, era affidato alla sola forza fisica degli uomini. L’ostilità delle popolazioni, dimostrata a volte ai poveri pompieri, era causata anche dalle multe e dalle spese che la gente doveva pagare all’erario civico qualora fosse stata vittima di un incendio. Al danno la beffa di vedersi multare. Un ulteriore aggravio della situazione si aveva perché molta gente, per non pagare l’ingiusta gabella, cercava di risolvere da se eventuali piccoli incendi, ma la mancanza di esperienza e di un’adeguata attrezzatura, sovente il piccolo incendio si trasformava in un grave disastro. Tuttavia accadeva che i comuni condonassero i più indigenti dal pagare la multa o le spese di estinzione.
Padre Giuseppe Maliardi della parrocchia della Beata Vergine della Neve e dei santi Apostoli Simone e Giuda, dichiarò che il signor Andrea Pelerino non poteva pagare le spese per l’estinzione della canna fumaria della sua abitazione in contrada Borgo Dora, per il suo stato di assoluta povertà e perché «padre di cinque figliuoli, colla madre vecchia, era impotentissimo a qualunque spesa a cui possa essere soggetto più le disgrazie del fuoco». Lo stesso accadde al signor Giovanni Cardone, tintore, affrancato dal pagare le spese dell’incendio della sua casa, perché «incapace di sopportar delle spese per il fuoco successo nella sua abitazione non avendo altro che la giornaliera fatica per mantenersi il suo onore». L’introduzione della trazione animale per le pompe idrauliche migliorò sensibilmente la situazione, consentendo tempi più rapidi e una maggiore capacità operativa dei pompieri, che giungevano sui luoghi dei sinistri più freschi e riposati. Ma bisognerà attendere ancora qualche decennio per affermare veramente la vittoria dell’uomo sul fuoco. Questo avvenne con l’introduzione del vapore come forza propulsiva delle pompe da incendio. |
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