|
|
||
|
associazione per la storia dei vigili del fuoco |
||
| Nascita ed evoluzione del servizio antincendio della Città di Torino | ||
|
la lotta al fuoco dal secolo XV |
||
|
|
||
|
di Michele Sforza |
||
|
|
||
![]() |
Questo è quanto deliberò il comune di Torino nel lontano 27 luglio 1442 quando, dando l'incarico ad alcuni artigiani della città di costruire delle attrezzature utili all'estinzione degli incendi, intese creare un organismo per la difesa civile della popolazione. Fu gioco forza per Torino, come altre città, dotarsi di una struttura antincendio, nel tentativo di porre freno alla piaga che frequentemente affliggeva tutte le città del medioevo: il fuoco; elemento ricorrente che ha sempre avuto nelle antiche società il tragico ruolo di modificatore degli assetti urbani, nonché apportatore di lutti troppo frequentemente tragici. Basti leggere le cronache medievali, ricche di episodi sconvolgenti. Ecco come il Giovanni Villani, nelle sue Croniche fiorentine ne riassumeva una serie impressionante per tragicità e numero. La ricchezza descrittiva delle sue cronache, che ci riportano non solo fatti tragici ma anche avvenimenti di altro genere, ci consente di conoscere aspetti storici particolarmente interessanti. Ne citiamo un paio di questi episodi che sconvolsero la Firenze del medioevo. Come nella città di Firenze per due volte s’apprese il fuoco, onde arse quasi gran parte della città. Negli anni di Cristo 1115 del mese di maggio, s’apprese il fuoco in borgo santo Apostolo, e fu si grande e impetuoso, che buona parte della città arse con gran danno de’ Fiorentini. E per l’arsione di detti fuochi in Firenze arsero molti libri e croniche che più pienamente faceano memoria degli antichi fatti della nostra città di Firenze. Nel detto anno (1232), s’apprese il fuoco in Firenze, da casa i Caponsacchi presso il Mercato Vecchio ove arsero molte case, e arsero uomini e femmine, e fanciulli ventidue, onde fu grande danno. Per questi episodi e per tanti altri simili, Firenze sin dal 1416 si dotò di una organizzata struttura antincendi denominata “Guardie del Fuoco”. La cronaca prosegue ancora con gli incendi di Venezia, tristemente segnata da una serie impressionante di sciagure, in particolare nella zona Rialto nel 1486, 1506, 1514. Lo stesso Palazzo Ducale subì dei gravi incendi nel 1482, nel 1574 e ancora nel 1577. Anche Genova subì uno stesso destino numerose volte; nel 1213 la zona del Mercato Vecchio venne sconvolta da un incendio, il quale divorò ben 54 case di legno. L’urgenza di limitare i danni prodotti non solo dal caso ma anche dalla distrazione e dalla insipienza degli uomini, spinse i comune a ricercare delle prime rudimentali forme di protezione dal pericoloso incendio. Le città erano così esposte al pericoloso fuoco sia per l’impiego di materiali altamente infiammabili, quali il legno e la paglia, diffusamente utilizzati nella costruzione delle case, sia per la promiscuità delle attività umane.
La brenta è una sorta di bigoncia in legno che si porta sulle spalle per mezzo di cinghie; viene ancora utilizzata da alcuni contadini per la vendemmia. La sua capacità non è uguale dappertutto. A Milano è di circa 75 litri, a Torino 39,30. Con i recipienti calzati a spalla questi, nei momenti di emergenza, trasportavano l’acqua dopo averla prelevata dai pozzi e dalle bealere. Per accorrere più prontamente in caso di bisogno, essi abitavano tutti nei dintorni della chiesa di Santo Spirito, tuttora esistente in via Cappel Verde nel cuore della Torino antica, a due passi dal Duomo. Le sue campane, battendo a martello, avevano il compito di allertarli per l’incombente pericolo. Il ruolo dei brentatori era fondamentale perché dalla loro efficienza, dal loro numero e dalla volontà di operare con efficacia dipendeva per gran parte l’esito della “vittoria” sul fuoco. Naturalmente a fronte di questo gravoso impegno i brentatori, che non percepivano alcun compenso in soldo, godevano di alcuni privilegi concessi loro dalle autorità cittadine. Questo era il «diritto del pongone», cioè la concessione di prelevare gratuitamente una parte del vino trasportato. Ma la semplicità e la rudezza dei mezzi utilizzati da questi archetipi “pompieri”, non forniva loro grosse possibilità di successo contro il non sempre amico fuoco. Alle brente utilizzate dai brentatori per il trasporto dell'acqua sul luogo dell'incendio, bisognerà attendere la prima metà del Settecento perché si sostituissero delle macchine in grado di fronteggiare meglio e con un margine di successo l'incendio: le pompe a mano. Queste diedero luogo ad un primo vero mutamento delle tecniche di estinzione permettendo così di ottenere i primi veri successi contro il fuoco. Le nuove scoperte tecnologiche, avutesi tra la fine del Seicento e nel corso del Settecento, avevano creato condizioni favorevoli anche per ciò che concerne la lotta al fuoco. Questi nuovi impulsi hanno fatto sì che venissero approntate o quantomeno sostanzialmente modificate quelle macchine inizialmente chiamate spruzzatoj, poi meglio conosciute come trombe idrauliche. Una delle prime pompe adoperate contro il fuoco fu quella di Ctesibio che rimonta al II secolo a.C. e si pensa che sia stata inventata per lanciare liquidi infiammabili per scopi militari. Altre macchine vennero dopo quella di Ctesibio. Ma non si ha memoria di una loro effettiva efficacia. |
|