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associazione per la storia dei vigili del fuoco |
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| Nascita ed evoluzione del servizio antincendio della Città di Torino | ||
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l'organizzazione del 1786: il corpo di truppa senz'armi |
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di Michele Sforza |
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Questi venivano allertati dalle campane delle chiese più vicine al luogo della sciagura, che battendo a martello, avrebbero segnalato il fuoco. Il segnale veniva ricevuto dai tamburini dei Corpi di Guardia che suonavano il Rapel o la Generala, a seconda la gravità dell’incendio. Dalla Porta Po, dalla Porta Nuova, dalla Porta Palatina e dalla Porta Susina, e nei casi gravi anche dal Palazzo di Città, accorrevano con le loro pompe circa 150 uomini. Altri 150 soldati armati controllavano l’ordine pubblico, le suppellettili e le masserizie che venivano accumulate in strada nell’intento di sottrarre alle fiamme più combustibile possibile. Con le pompe faticosamente alimentate dai secchi colmi d’acqua, intere squadre di soldati isolavano l’incendio tagliando travi, tetti e sgomberando le case. La tragicità degli eventi obbligava gli uomini, anche a causa della inadeguatezza dei mezzi, ad un massacrante lavoro che sovente si protraeva per giorni interi. Si spiega così l’alto numero di militari ed artigiani partecipanti, oltre all’immancabile quanto indispensabile apporto dato dai numerosi volontari che offrivano la loro opera soprattutto per il trasporto dell’acqua. Avvertiti dalle campane della chiesa di Santo Spirito, accorreva anche la Compagnia dei Brentatori, oltre che naturalmente i muratori, carpentieri e falegnami, secondo un programma che periodicamente veniva aggiornato. Questa era dunque la situazione di Torino nel 1786. La sua popolazione contava nello stesso anno 74.527 abitanti. Il suo territorio, sia urbano che extraurbano, poteva contare in caso di pericolo su ben sei pompe opportunamente dislocate nei punti nevralgici della città e, fatto assolutamente importante, è che sin dal suddetto anno si parla di un servizio ippotrainato delle pompe. Il 1° marzo 1816, il Regio Regolamento del 1786 venne rivisto per volere del governatore della città marchese Thaon Conte di Revel, che istituiva un picchetto di “sette individui cioè due tolari, due muratori e due falegnami con un caporale scelto nella professione che giudicherà il Direttore delle Pompe”. Alla carica di direttore venne chiamato l’ingegner Pietro Lana, futuro primo comandante della Compagnia Operaj Guardie a Fuoco della Città di Torino. |
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