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associazione per la storia dei vigili del fuoco |
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| Nascita ed evoluzione del servizio antincendio della Città di Torino | ||
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La città NEL MEDIOEVO |
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di Michele Sforza |
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Queste insidie determinarono quindi la riscoperta di un antico mezzo di difesa urbana: le mura di cinta, che garantirono, con la sorveglianza delle guardie armate, la sicurezza alla vita. Altri fattori di richiamo furono la vita dinamica e la facilità degli scambi economici. Tuttavia il concetto della città medievale era ben diverso da quello odierno; le strade erano strette, tortuose e spesso non selciate ed ingombre di sporcizia. Le case, senza servizi, erano malsane ed in gran parte fatte di l§egno ed altri materiali facilmente incendiabili. L’incendio costituiva a tutto il secolo XV una costante e grave minaccia che incombeva sull’incolumità dei centri abitati, sia per l’addossamento delle case tra loro, che per l’impiego di quei materiali di cui si è appena parlato. Anche l’assenza di una minima normativa edile, che lasciava ampio spazio all’iniziativa dei singoli cittadini, era cagione di frequenti incendi. Era infatti un costume comune edificare o depositare ogni genere di cose sugli spazi pubblici, al punto di prevaricare spesso sulle libertà dei singoli. Non mancavano a tal proposito le disposizioni comunali, purtroppo non sempre osservate, per limitare il fenomeno. Ma l’emanazione di tali norme avvenne solamente a partire dal ‘300. Ma non bastò certamente questo; infatti bisognerà attendere ancora molti decenni prima che nelle città maturi un diverso concetto di prevenzione e di sicurezza, non solo in chi dettava le norme, ma soprattutto in chi doveva rispettarle. L’opera di bonifica del territorio cittadino, intrapresa dal comune di Torino, e volta verso la ricerca di una migliore situazione sia igienica che di prevenzione agli incendi, pur tra mille difficoltà e interruzioni, venne infatti iniziata a partire dal secolo XIV, facendo così denotare un atteggiamento meno passivo ma più responsabile per tutto ciò che concerneva la sicurezza cittadina nei confronti della terribile piaga degli incendi.
La situazione quindi, perlomeno negli intenti cominciava ad evolvere; la nuova volontà degli amministratori comunali traspare anche da altre ordinanze emesse, che obbligavano chiunque a sostituire la paglia dei tetti con le tegole, laddove le strutture esistevano da prima del 1360. Nel 1431 il comune preoccupato dalla inosservanza delle norme emesse, ne affidò la ad un banditore, figura difficilmente ignorabile, quasi a voler ricordare ai cittadini riottosi che non potevano più fingere di non conoscere l’esistenza di queste “nuove” disposizioni. I banditori circolando per le strade della città accompagnati dal rullare dei tamburi, rendevano noto che entro tre anni gli inadempienti avrebbero dovuto regolarizzare la loro posizione in merito. Altri provvedimenti presi, sempre nell’ambito della lotta agli incendi, furono quelli di porre delle vedette sulle torri e sui campanili delle chiese e di istituire nel contempo, dei servizi di pattugliamento notturno eseguiti da soldati con specifici compiti di sorveglianza e di perlustrazione. Nel 1333 il comune di Torino ne pose alcune sul campanile della chiesa di Sant’Andrea (il campanile esiste tuttora di fianco il Santuario della Consolata), altre ancora sul campanile di Santa Maria di Stura, nei pressi dell’omonimo ospedale, poco distante dalla città. Risiedendo stabilmente sulle torri, i custodi avevano il compito di sorvegliare continuamente, sia di giorno che di notte, il territorio cittadino e quello contiguo ad esso. Il servizio costava al comune nel 1433, una spesa di 32 fiorini l’anno per ogni custode. In caso di incendio, non mancavano le azioni repressive volte a punire coloro i quali li provocavano con dolo, delitto considerato gravissimo al pari degli omicidi e dei tradimenti. La gravità del gesto compiuto determinava naturalmente la pena comminata ai trasgressori delle disposizioni, secondo quanto riportato sempre dagli Statuti Torinesi del 1360. L’incendiario poteva essere addirittura mandato al rogo se colto in flagranza di reato. Un ulteriore aggravamento della pericolosità delle città medievali, era dato dall’acqua, responsabile anch’essa, seppur non direttamente, di tante gravi sciagure. Naturalmente ad essere sotto accusa è solo l’insieme dei modelli distributivi, carenti e disomogenei, esistenti nelle città a tutto il secolo XIV. A farne le spese erano soprattutto le popolazioni dei centri abitati, che maggiormente accusavano l’inadeguatezza dei sistemi vigenti. Quasi ovunque le genti erano costrette a rifornirsi dai pozzi pubblici e dalle cisterne che raccoglievano quando era possibile, l’acqua piovana.
La situazione in generale migliorò sensibilmente a partire dal secolo XIV, quando un po’ ovunque si incominciò a costruire canali ed acquedotti. |
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