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associazione per la storia dei vigili del fuoco |
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Roma estate 1939 il 1° Campo Nazionale VVF |
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di Michele Sforza |
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I servizi del Corpo avevano un’organizzazione provinciale con il Comando dislocato presso i capoluoghi delle province; vennero altresì istituiti i distaccamenti nei centri più importanti. I comuni concorrevano al mantenimento economico dei servizi di soccorso. Un altro importante passo verso l’auspicata unificazione del soccorso venne così compiuto, dopo anni di attese e pressioni portate avanti da varie organizzazioni, prima tra tutte la Federazione Nazionale dei Pompieri. Tre anni dopo, con il R.D.L. 16 giugno 1938 n. 1021, il termine «Pompieri» venne sostituito con «Vigili del Fuoco», definizione sicuramente meno romantica e rievocativa di una tradizione, ma più calzante rispetto al francesizzante Pompieri, termine poco gradito ai fautori dell’autarchia anche linguistica.
L’unità dei Corpi dei Civici pompieri nel Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, quindi, seppur ancora nella fase iniziale, era ormai un fatto incontrovertibile. Questo avrebbe consentito di eliminare, almeno in parte, i gravi problemi di disparità territoriale in fatto di soccorso. Seppur ancora bisognose di tempo, le riforme apportate avrebbero finalmente consentito di superare una lunga crisi sofferta non solo dal personale, ma soprattutto dalla popolazione civile, favorita o meno dalla presenza o dall’assenza di una struttura antincendio territoriale.
Ma questa è un'altra storia. La Direzione Generale dei Servizi Antincendi, l’organo centrale del Corpo Nazionale, volle sancire l’importante e storica riforma, con un’imponente manifestazione che si svolse in Piazza di Spagna a Roma il 2 luglio 1939: il 1° Campo Nazionale dei Vigili del Fuoco. L’evento, che vide la partecipazione di centinaia di vigili provenienti da tutte le città capoluogo, se opportunamente spogliato del valore autocelebrativo e propagandistico che il regime volle dargli, ebbe il merito di creare un clima di amicizia e di rispetto tra il personale delle diverse realtà territoriali, e non più di competitività e di confronto tra i diversi Corpi, così come avvenne nei concorsi-convegni pompieristici dei decenni precedenti. In effetti il 2 luglio fu solamente il giorno in cui venne messo in mostra, alla presenza del Duce, dei vari gerarchi e delle massime autorità istituzionali, il grado di organizzazione raggiunto. La cosa veramente importante, al di là di ogni retorica e appesantita necessità di propaganda, furono invece i giorni che precedettero la manifestazione conclusiva, quando durante la vita di campo e durante le esercitazioni ginnico-professionali i vigili ebbero modo di conoscersi veramente, di scambiare esperienze e di abbattere, almeno in parte, le differenze e le diffidenze geografiche. Ed era la prima volta che questo avveniva. C’erano state è vero molte altre occasioni: i concorsi-convegni e le grandi calamità come i disastrosi terremoti di Messina del 1908 e di Avezzano del 1915, ma le condizioni erano evidentemente del tutto diverse.
Hanno recato con sé, da ogni parte della penisola, una baldanza fervidissima, una passione tutta slancio e tenacia ed i loro multiformi attrezzi tutti ingegnosità e perfezione: autocisterne, autoscale, autopompe. (Il Popolo di Roma, 27.06.1939)
Tutto il personale, compresi gli Ufficiali e i Comandanti, venne sistemato in un vasta tendopoli realizzata in località Acqua Cetosa, un campo perfettamente autonomo e dotato di tutti i servizi: sanitario, igienico, elettrico, idrico, di cucina, di posta disimpegnato dalla Milizia Postelegrafonica, di tesoreria affidato al Banco di Napoli e per concludere un Ufficio Stampa. Una rigida disciplina scandì le giornate dei vigili. Sveglia alle ore 5.00. Alle 6.00 adunata con alzabandiera alle 6.15. Alle 18.45 con l’ammaina bandiera si concludeva la giornata lavorativa. Alle 19.30 veniva consumato “il secondo rancio” e alle 21.30 tutti a dormire. I visitatori del campo venivano accolti da un’enorme “M”, in onore del Duce, posizionata al centro dell’ingresso principale. Entrati nell’accampamento i visitatori si imbattevano in una prima nota evidente del carattere dell’accampamento: uno schieramento di automezzi, di motopompe e di motociclette munite di lancia e manichetta. Mezzi nuovi fiammanti e di recente dotazione ai Corpi, fatti giungere a Roma per l’occasione.
Finalmente il 2 luglio alla presenza del Duce e di una grande folla di spettatori i Vigili del Fuoco poterono dimostrare il loro grado di addestramento. Sull’arena erano state costruite le sagome di una raffineria di liquidi infiammabili, di un edificio pubblico e di un quartiere cittadino. Lo scenario edilizio faceva da sfondo allo schieramento dei quattro battaglioni di vigili, inquadrati per la cerimonia iniziale.
Subito dopo centinaia di uomini a torso nudo, così come veniva evidenziato dai giornali del tempo, diedero vita alle evoluzioni ginniche con scale, quelle in legno denominate “Scala all’Italiana”, diventate poi con l’ausilio di lunghe funi Scale Controventate e Scale Romane, manovrate da un alto numero di vigili, tutti nelle nuove divise color caki, di cui il Corpo da poco era stato dotato. Le scale, tenute verticalmente senza alcun appoggio se non quello della base, venivano sorrette in stabile equilibrio dai “venti”, le funi incrociate e sostenute da vigili, attenti ad ogni minima variazione dell’assetto verticale. I vigili giunti alla sommità in segno di saluto fecero partire una scarica a salve di moschetteria. Contemporaneamente il Castello di Manovra veniva preso “d’assalto” con la scalata ai vari ordini delle finestre di oltre ottanta vigili muniti di scale a ganci, sulle quali compirono degli straordinari esercizi, resi ancora più suggestivi dall’alto numero dei partecipanti.
La simulazione, quasi a triste premonizione di quello che sarebbe accaduto alcuni mesi dopo sulle città italiane e sulla stessa Roma, proseguiva con il bombardamento del villaggio finto, verso il quale subito dopo si recarono numerose squadre di soccorso per il salvataggio delle vittime e lo spegnimento degli edifici in fiamme. Nella caligine della sera che scendeva, tra gli scoppi, o delle vampate che avviluppavano le costruzioni in un simulacro di rovina, la folla di tutta Roma ha visto muoversi, quasi in dissolvenza, le figure dei Vigili del Fuoco; e nessun dubbio che se la realtà dovesse prendere il posto della finzione, noi vedremo questi saldi uomini scagliarsi contro il pericolo, qualunque esso sia, con lo stesso animo e la stessa superba dedizione di cui ieri hanno dato solenne prova. (Il Litorale, Roma 27.06.1939).
Parole profetiche quelle de “Il Litorale” perché al di là della retorica giornalistica dell’articolo, quelli stessi pompieri esattamente un anno dopo, dal 12 giugno del 1940, avrebbero davvero dato prova delle loro capacità professionali, su uno scenario ben diverso da quello di Piazza di Siena e … tremendamente più vero.
(tratto, per gentile concessione, da pOMPIERI, cinque secoli di storia di un’antica istituzione di MICHELE SFORZA edito nel 1992 da Umberto Allemandi & C. di Torino) |
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