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associazione per la storia dei vigili del fuoco |
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I servizi antincendi in Germania 1938-1945 |
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Acthung Feuerwehr |
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di Alessandro Mella |
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La Feuerschutzpolizei (Polizia Difesa Incendi) ed i corpi paralleli: Organizzazione Generale
Si apre così, con un’introduzione storica, quello che probabilmente è il primo saggio mai apparso in Italia sulla storia dei Vigili del Fuoco in Germania durante la Seconda Guerra Mondiale, destinato a scoprire dalla polvere un po’ di storia pompieristica e (spero) ad allietare i collezionisti italiani. Fino al 1938, i pompieri tedeschi erano lasciati alla totale gestione locale salvo qualche goffo tentativo di dargli un aspetto più consono al nuovo regime tra il 1934 ed il 36. Ogni comune provvedeva a dotarsene ed a curare il servizio di pompieri che nella maggior parte dei casi erano organizzati su base volontaria ad eccezione delle grandi città. Tuttavia è proprio nel 38 che nasce in seno alla polizei (Ordnugspolizei) la polizia per l’estinzione degli incendi (Feuerloschpolizei) che cambierà presto nome in polizia per la difesa dagli incendi (Feuerschutzpolizei). Organizzata a livello professionale, era divisa in distaccamenti cittadini affidati alla gestione di un ufficiale. La gerarchia era la stessa della polizia ordinaria (poco dissimile da quella militare), ai sottufficiali spettava il compito di gestire il personale operativo, mentre gli ufficiali sfornati dall’apposita scuola di Eberswald, coordinavano le caserme e gestivano l’attività di prevenzione nelle aree di loro competenza. Nei piccoli comuni dove esistevano gli antichi corpi locali, furono creati distaccamenti di Vigili del Fuoco Volontari (Freiwillige Feuerwehr). Altre squadre volontarie furono create nelle città con più di 150.000 abitanti al fine di collaborare con i reparti professionali. L’età massima era fissata in 60 anni, e nel corso del conflitto, molte donne e molti giovanissimi furono presi in servizio come unità ausiliarie dimostrando gran capacità sempre, ed in questo periodo più di 1.700.000 persone faranno parte dei Vigili del Fuoco.
Grande fu l’impegno richiesto a questi pompieri che a causa delle incursioni angloamericane, furono tenuti sempre in attività, con incendi, crolli con persone sepolte, esplosioni ed interventi di ogni tipo. Il loro lavoro fu continuo, e solo con il passare del fronte ed il passaggio delle città tedesche sotto il controllo alleato, il lavoro di soccorso diminuì per lasciar spazio a quello necessario per la ricostruzione di un paese raso al suolo dalla sua stessa ambizione. Ma lo spirito di sacrificio di questi pompieri ed il loro senso del dovere non fu secondo a quello d’ogni altro Vigile del Fuoco.
La Feuerschutzpolizei (Polizia Difesa Incendi) ed i corpi paralleli: Uniformologia
COPRICAPO I militi della Feuerschutzpolizei portarono almeno quattro tipi diversi di copricapo. Il più usato era senz’altro l’elmetto mod. 34, spartano, dalle linee molto simili ai modelli militari, si differenziava per un diverso tipo di aerazione e di imbottitura. Il guscio era prodotto in acciaio al manganese, e dipinto in nero opaco per i vigili ed i sottufficiali ed in argento per gli ufficiali (per esigenze belliche dal 1939 anche gli ufficiali porteranno elmi neri). L’elmo era generalmente munito di fregi che furono per i primi mesi quelli introdotti nel 1934, cioè svastica bianca sul lato dx e scudetto tricolore inclinato (nero, bianco e rosso) su lato sx, poi vennero introdotti i fregi della polizei, scudetto nazionale sul lato dx e scudetto con aquila della polizei bordato argento sul lato sx. In principio il modello montava una crestina grigia sulla calotta, ma in tempo di guerra questa fu abolita per recuperare acciaio, ragione per cui si possono trovare elmetti con buchi visibilmente chiusi sul guscio, od elmi nati senza cresta.
Alternativamente, al lavoro era frequente l’uso del Feldmutze, copricapo tipicamente germanico, composto da visiera e da una fascia che corre sul tamburo, fermata frontalmente da uno o due bottoni. Se si sbottona, la fascia può scendere a coprire il volto. Sui modelli 34, era presente una filettatura rosso carminio che sparirà con il modello 43/44. Frontalmente spiccava l’aquila della polizei in genere metallica o ricamata, quest’ultimo tipo era in filo rosso per il personale operativo in grigio/argento per gli ufficiali. Sopra l’aquila, talvolta appariva la coccarda con i colori del reich. Altro copricapo diffuso sopratutto tra le ragazze ed i giovani ausiliari era la bustina, blu profilata in rosso per i pompieri ed in argento per il personale dirigente. Della bustina così come del berretto rigido che andremo fra poco a vedere, apparve in seguito una versione grigioverde. Il berretto rigido era il più elegante dei copricapo tedeschi, ed era molto apprezzato dai Vigili per la sua eleganza. I produttori erano diversi tra cui i famosissimi Erel e Pekuro. La visiera era in pelle marrone tinta in nero, il tamburo era nero profilato in rosso carminio, e medesima profilatura appariva sulla calotta blu. Il soggolo era in cuoio per pompieri e graduati fino ai marescialli, mentre un doppio cordone in filo d’alluminio decorava i berretti degli ufficiali. Le finiture interne e la qualità variavano in base al produttore, e come al solito gli ufficiali frequentemente i più facoltosi acquistavano l’abbigliamento da sartorie e berrettifici privati a prezzi alti, ma con una qualità superiore.
UNIFORMI Le giubbe furono di due modelli, la prima fu quella blu a quattro tasche, munita di una bottoniera grigia sul davanti, filettatura in rosso carminio. Al bavero apparivano le mostrine grigie su fondo rosa scuro, note come “litzen” erano ricamate a macchine per i Vigili in filo semplice, mentre i graduati ne avevano anche di ricamate a mano, cucite con filo metallico e di miglior qualità. Un modello leggermente diverso fu usato da alcuni corpi aziendali, al posto dei Litzen, da quello che si evince da alcune foto d’epoca si trattava probabilmente di un pentagono grigio su fondo rosa. Su spalle facevano bella mostra di se, le controspalline, indicanti il grado segnalato dal numero di chiodi posti sopra le stesse. Sulla spalla appariva generalmente il fregio di corpo rappresentato da un aquila ricamata su fondo blu scuro (il medesimo della divisa) in rosso carminio. Sopra la stessa poteva esserci il nome della città o del paese, il nome della fabbrica o la scritta Werkfeuerwehr, o poteva anche non esserci nulla. Una versione con ricamo in canottiglia argentata era diffuso tra gli ufficiali. I pantaloni erano dello stesso colore della giubba, completati da un banda sottile rossa che correva dalla vita alla caviglia su ogni lato. La divisa grigioverde apparve secondo alcuni nel 1938, secondo altri in piena guerra ed io francamente ritengo più probabile la seconda datazione. Non era molto diversa dalla precedente se non per il colore e per la qualità molto scadente tipica del materiale tedesco prodotto durante il conflitto quando a causa della penuria di ogni bene di consumo, si rese necessario economizzare su tutto. Le mostreggiature erano le stesse salvo per il fregio da spalla distribuito anche in versione con sottopanatura verde. Questo secondo modello di tenuta, convisse con il primo per tutta la guerra, e non lo soppiantò mai definitivamente. Vale la pena ricordare che insieme alla giubba vennero distribuiti pantaloni di ugual colore. A completare l’insieme, poteva esserci il cinturone con fibbia a piastra della polizei o lo spesso cinturone da intervento con piccozzino e moschettone. Gli stivali, e talvolta tascapane, maschere antigas e bandoliere per l’attrezzatura completavano le dotazioni dei pompieri. Nel 1936 venne istituita la croce al merito dei VVF detta “Feuerwehr Eherenzeichen”, disegnata da Herbert Knutel, era distribuita in due classi anche a pompieri stranieri. La seconda classe era con nastro mentre la prima, munita di uno spillone sul retro, si portava sul petto a sinistra (quest’ultima è rarissima, pare che ha Settembre 1944 ci fossero state solo 147 concessioni!). Il nastro della Croce di seconda classe si portava alla seconda asola o montata a barretta sopra la tasca pettorale sx. Di tutto il materiale usato da questi militi, si possono trovare diverse versioni con piccoli particolari diversi a causa dei diversi produttori e del periodo di realizzazione, più si andava avanti con la guerra e minori erano le possibilità! Bisogna poi considerare le iniziative personali dei singoli (tipiche nella fase di transizione del 1938 e durante la guerra quando per cause di forza maggiore ci si arrangiava nel modo migliore possibile), ed anche l’inadempienza alle indicazioni superiori con ad esempio crestini mai smontati dall’elmo e via discorrendo.
In appendice, mi piace ricordare che nel 1957 il governo della Repubblica Federale Tedesca, concesse a tutti i cittadini tedeschi di indossare le decorazioni ricevute negli anni del nazismo, purché fossero state private delle insegne del Reich. Per questa ragione, tutte furono riconiate con la giusta modifica e messe in commercio per i reduci, e tra queste fu rimessa in vendita anche la “Feuerwehr Eherenzeichen” privata della svastica centrale. Questo però non vuol dire che ricominciarono le concessioni, la Croce fu utilizzata solo da chi l’aveva ricevuta nel periodo antecedente il 45, dopo la decorazione fu modificata, ed ogni “gau” (regione) tedesco la concesse con disegno diverso (generalmente erano e sono tuttora molto simili, il nastro è uguale ma al centro appare sempre un motivo grafico che richiama la regione d’appartenenza) al proprio personale Vigilfuoco. |
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