associazione per la storia dei vigili del fuoco

 
   

 I servizi antincendi in Germania 1938-1945

   
   

Acthung Feuerwehr

   

 

   

di Alessandro Mella

   

 

 

La notte è calata silenziosa sulla città bavarese. Il buio dell’oscuramento circonda ogni cosa poche le ombre nelle tenebre, ma ad un tratto il silenzio si squarcia, suonano le sirene. I riflettori e la Flak illuminano il cielo, il rombo si fa sempre più vicino ed intenso, poi i fischi e le esplosioni, per minuti che nel buio dei rifugi sembrano secoli, si contano le bombe, e si contano i secondi che passano. Poi il rombo si allontana, il tuono finisce ed il silenzio si ricompone per farsi rompere da altri fischi, quelli più confortanti, quelli delle sirene dei “Feuerwehr” e della “Deutsche Rotes Kreuz”. La città è un rogo enorme, la gente si affaccia di nuovo, ed ecco sfrecciare la verde  autopompa seguita a ruota da un autoscala, tra macerie e detriti, caduti nelle strade. Qualcuno è ancora imprigionato nei rifugi, qualche edificio colpito dagli ordigni è in fiamme ed allora eccoli apparire tra il fumo, la polvere ed il fuoco sono sempre loro in ogni angolo del mondo: i Pompieri!

 

La Feuerschutzpolizei (Polizia Difesa Incendi) ed i corpi paralleli: Organizzazione Generale

 

Si apre così, con un’introduzione storica, quello che probabilmente è il primo saggio mai apparso in Italia sulla storia dei Vigili del Fuoco in Germania durante la Seconda Guerra Mondiale, destinato a scoprire dalla polvere un po’ di storia pompieristica e (spero) ad allietare i collezionisti italiani.

Fino al 1938, i pompieri tedeschi erano lasciati alla totale gestione locale salvo qualche goffo tentativo di dargli un aspetto più consono al nuovo regime tra il 1934 ed il 36. Ogni comune provvedeva a dotarsene ed a curare il servizio di pompieri che nella maggior parte dei casi erano organizzati su base volontaria ad eccezione delle grandi città. Tuttavia è proprio nel 38 che nasce in seno alla polizei (Ordnugspolizei) la polizia per l’estinzione degli incendi (Feuerloschpolizei) che cambierà presto nome in polizia per la difesa dagli incendi (Feuerschutzpolizei).

Organizzata a livello professionale, era divisa in distaccamenti cittadini affidati alla gestione di un ufficiale.

La gerarchia era la stessa della polizia ordinaria (poco dissimile da quella militare), ai sottufficiali spettava il compito di gestire il personale operativo, mentre gli ufficiali sfornati dall’apposita scuola di Eberswald, coordinavano le caserme e gestivano l’attività di prevenzione nelle aree di loro competenza.

Nei piccoli comuni dove esistevano gli antichi corpi locali, furono creati distaccamenti di Vigili del Fuoco Volontari (Freiwillige Feuerwehr). Altre squadre volontarie furono create nelle città con più di 150.000 abitanti al fine di collaborare con i reparti professionali.

L’età massima era fissata in 60 anni, e nel corso del conflitto, molte donne e molti giovanissimi furono presi in servizio come unità ausiliarie dimostrando gran capacità sempre, ed in questo periodo più di 1.700.000 persone faranno parte dei Vigili del Fuoco.

A completare un servizio ben distribuito e capillare, c’erano poi i corpi aeroportuali organizzati dall’aviazione (che saranno poi oggetto di uno studio specifico) ed i corpi antincendio aziendali (WerkFeuerwehr).

Grande fu l’impegno richiesto a questi pompieri che a causa delle incursioni angloamericane, furono tenuti sempre in attività, con incendi, crolli con persone sepolte, esplosioni ed interventi di ogni tipo.

Il loro lavoro fu continuo, e solo con il passare del fronte ed il passaggio delle città tedesche sotto il controllo alleato, il lavoro di soccorso diminuì per lasciar spazio a quello necessario per la ricostruzione di un paese raso al suolo dalla sua stessa ambizione. Ma lo spirito di sacrificio di questi pompieri ed il loro senso del dovere non fu secondo a quello d’ogni altro Vigile del Fuoco.

 

La Feuerschutzpolizei (Polizia Difesa Incendi) ed i corpi paralleli: Uniformologia

 

COPRICAPO I militi della Feuerschutzpolizei portarono almeno quattro tipi diversi di copricapo.

Il più usato era senz’altro l’elmetto mod. 34, spartano, dalle linee molto simili ai modelli militari, si differenziava per un diverso tipo di aerazione e di imbottitura. Il guscio era prodotto in acciaio al manganese, e dipinto in nero opaco per i vigili ed i sottufficiali ed in argento per gli ufficiali (per esigenze belliche dal 1939 anche gli ufficiali porteranno elmi neri). L’elmo era generalmente munito di fregi che furono per i primi mesi quelli introdotti nel 1934, cioè svastica bianca sul lato dx e scudetto tricolore inclinato (nero, bianco e rosso) su lato sx, poi vennero introdotti i fregi della polizei, scudetto nazionale sul lato dx e scudetto con aquila della polizei bordato argento sul lato sx. In principio il modello montava una crestina grigia sulla calotta, ma in tempo di guerra questa fu abolita per recuperare acciaio, ragione per cui si possono trovare elmetti con buchi visibilmente chiusi sul guscio, od elmi nati senza cresta.

Talvolta veniva usato un paranuca alla “araba” in cuoio montato sul retro per proteggere il collo, ma spesso veniva eliminato o perfino non fornito quando in pieno conflitto i rifornimenti si fecero più difficili. L’imbottitura in cuoio, aveva appositi denti per reggere il paranuca, e talvolta sul cuscinetto portava il timbro della squadra. Il soggolo poteva essere doppio o fisso, e con fibbie semplici od a molla.

Alternativamente, al lavoro era frequente l’uso del Feldmutze, copricapo tipicamente germanico, composto da visiera e da una fascia che corre sul tamburo, fermata frontalmente da uno o due bottoni. Se si sbottona, la fascia può scendere a coprire il volto. Sui modelli 34, era presente una filettatura rosso carminio che sparirà con il modello 43/44. Frontalmente spiccava l’aquila della polizei in genere metallica o ricamata, quest’ultimo tipo era in filo rosso per il personale operativo in grigio/argento per gli ufficiali. Sopra l’aquila, talvolta appariva la coccarda con i colori del reich.

Altro copricapo diffuso sopratutto tra le ragazze ed i giovani ausiliari era la bustina, blu profilata in rosso per i pompieri ed in argento per il personale dirigente.

Della bustina così come del berretto rigido che andremo fra poco a vedere, apparve in seguito una versione grigioverde.

Il berretto rigido era il più elegante dei copricapo tedeschi, ed era molto apprezzato dai Vigili per la sua eleganza. I produttori erano diversi tra cui i famosissimi Erel e Pekuro. La visiera era in pelle marrone tinta in nero, il tamburo era nero profilato in rosso carminio, e medesima profilatura appariva sulla calotta blu. Il soggolo era in cuoio per pompieri e graduati fino ai marescialli, mentre un doppio cordone in filo d’alluminio decorava i berretti degli ufficiali. Le finiture interne e la qualità variavano in base al produttore, e come al solito gli ufficiali frequentemente i più facoltosi acquistavano l’abbigliamento da sartorie e berrettifici privati a prezzi alti, ma con una qualità superiore.

Sul berretto rigido apparivano i fregi metallici, aquila sul tamburo e coccardina sulla calotta posti frontalmente. Era uso comune, togliere l’anima metallica che tiene in tensione la calotta per renderla floscia e darsi così l’immagine del veterano.

 

UNIFORMI Le giubbe furono di due modelli, la prima fu quella blu a quattro tasche, munita di una bottoniera grigia sul davanti, filettatura in rosso carminio.

Al bavero apparivano le mostrine grigie su fondo rosa scuro, note come “litzen” erano ricamate a macchine per i Vigili in filo semplice, mentre i graduati ne avevano anche di ricamate a mano, cucite con filo metallico e di miglior qualità. Un modello leggermente diverso fu usato da alcuni corpi aziendali, al posto dei Litzen, da quello che si evince da alcune foto d’epoca si trattava probabilmente di un pentagono grigio su fondo rosa.

Su spalle facevano bella mostra di se, le controspalline, indicanti il grado segnalato dal numero di chiodi posti sopra le stesse.

Sulla spalla appariva generalmente il fregio di corpo rappresentato da un aquila ricamata su fondo blu scuro (il medesimo della divisa) in rosso carminio. Sopra la stessa poteva esserci il nome della città o del paese, il nome della fabbrica o la scritta Werkfeuerwehr, o poteva anche non esserci nulla. Una versione con ricamo in canottiglia argentata era diffuso tra gli ufficiali.

I pantaloni erano dello stesso colore della giubba, completati da un banda sottile rossa che correva dalla vita alla caviglia su ogni lato.

La divisa grigioverde apparve secondo alcuni nel 1938, secondo altri in piena guerra ed io francamente ritengo più probabile la seconda datazione. Non era molto diversa dalla precedente se non per il colore e per la qualità molto scadente tipica del materiale tedesco prodotto durante il conflitto quando a causa della penuria di ogni bene di consumo, si rese necessario economizzare su tutto. Le mostreggiature erano le stesse salvo per il fregio da spalla distribuito anche in versione con sottopanatura verde.

Questo secondo modello di tenuta, convisse con il primo per tutta la guerra, e non lo soppiantò mai definitivamente. Vale la pena ricordare che insieme alla giubba vennero distribuiti pantaloni di ugual colore.

A completare l’insieme, poteva esserci il cinturone con fibbia a piastra della polizei o lo spesso cinturone da intervento con piccozzino e moschettone.

Gli stivali, e talvolta tascapane, maschere antigas e bandoliere per l’attrezzatura completavano le dotazioni dei pompieri.

Nel 1936 venne istituita la croce al merito dei VVF detta “Feuerwehr Eherenzeichen”, disegnata da Herbert Knutel, era distribuita in due classi anche a pompieri stranieri. La seconda classe era con nastro mentre la prima, munita di uno spillone sul retro, si portava sul petto a sinistra (quest’ultima è rarissima, pare che ha Settembre 1944 ci fossero state solo 147 concessioni!). Il nastro della Croce di seconda classe si portava alla seconda asola o montata a barretta sopra la tasca pettorale sx.

Di tutto il materiale usato da questi militi, si possono trovare diverse versioni con piccoli particolari diversi a causa dei diversi produttori e del periodo di realizzazione, più si andava avanti con la guerra e minori erano le possibilità! Bisogna poi considerare le iniziative personali dei singoli (tipiche nella fase di transizione del 1938 e durante la guerra quando per cause di forza maggiore ci si arrangiava nel modo migliore possibile), ed anche l’inadempienza alle indicazioni superiori con ad esempio crestini mai smontati dall’elmo e via discorrendo.

Per concludere, questa rapida carrellata d’informazioni, avrebbe richiesto più spazio per scendere nei dettagli, ma per la prima volta l’argomento è stato trattato, perlomeno come omaggio e ricordo di quei pompieri di guerra! Consiglio comunque molta attenzione perchè anche di questo materiale esistono in giro molti falsi, talvolta pacchiani, ma a volte anche molto ben realizzati, quindi mi raccomando, sempre occhio al bidone! Considerate sempre con attenzione il materiale tedesco, perché tutta la militaria del Terzo Reich è oggetto continuo di falsificazione, sono stati riprodotti perfino i fregi dei postini! Vale la pena infine ricordare che è possibile trovare spesso, distintivi, uniformi ed in genere materiale della Feuerschutzpolizei, vistosamente denazificato o smostreggiato, non c’è da stupirsi, si tratta d’oggetti usati nei mesi od addirittura anni successivi alla resa della Germania nel Maggio 1945.

In appendice, mi piace ricordare che nel 1957 il governo della Repubblica Federale Tedesca, concesse a tutti i cittadini tedeschi di indossare le decorazioni ricevute negli anni del nazismo, purché fossero state private delle insegne del Reich.

Per questa ragione, tutte furono riconiate con la giusta modifica e messe in commercio per i reduci, e tra queste fu rimessa in vendita anche la “Feuerwehr Eherenzeichen” privata della svastica centrale.

Questo però non vuol dire che ricominciarono le concessioni, la Croce fu utilizzata solo da chi l’aveva ricevuta nel periodo antecedente il 45, dopo la decorazione fu modificata, ed ogni “gau” (regione) tedesco la concesse con disegno diverso (generalmente erano e sono tuttora molto simili, il nastro è uguale ma al centro appare sempre un motivo grafico che richiama la regione d’appartenenza) al proprio personale Vigilfuoco.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
     
     
   

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